Lo sciamano di Istanbul

Vittore Buzzi Photography

Erano misuratori di tempo… Un intero negozio, tre stanze zeppe fino al soffitto, di macchine fotografiche, sveglie, orologi, fotografie di vecchie famiglie ottomane in disarmo.
Era la bottega di uno sciamano, di una fattucchiera… Lì mi sarei fermato per sempre, perso nelle pile di libri nelle scatole dei ricordi…
Capivo che c’era qualcosa che riguardava il mio intimo profondo sentimento di pace… Una volta dopo aver accettato la perdita, avrei potuto ritrovarmi…
“Posso aiutarla?”, sotto il berretto lo sguardo gentile di chi attende con calma, di chi conosce la pazienza delle fredde mattine d’inverno passate ad aspettare un cliente che non arriva mai…
Ad aspettare di racimolare una lira dopo l’altra per pagare il riscaldamento e l’affitto, a contare i minuti passati in un locale troppo umido e buio, mentre fuori c’è  sole e mare…
“Posso aiutarla?” mi rendo conto che sembro un ebete non rispondo e sto fisso in mezzo alla stanza con uno sguardo perso, incantato, sono tornato bimbo e gioco e corro fino a che i polmoni fanno male e bruciano e nella bocca si sente il sapore del sangue… Piano la mia mano si alza e indica, muta, una scatola in metallo piena zeppa di foto… Sono famiglie felici, foto tessera sorridenti, quello che avrei sempre voluto per me, chiuso nel sarcofago dorato dei soldi di mio nonno…
Frugo rovisto e piango come se tutta quella allegria finta  e ostentata a beneficio delle macchina fotografica fosse sfuggita dalla mani alla mia famiglia…

Vittore Buzzi Photography

Affondo nelle memorie d’altri mi cibo di vite altrui, sono un cannibale dei ricordi degli altri da me… Di colpo la signora diventa mia nonna e il ragazzo  di fronte lo zio che non ho mai avuto, siamo in partenza per un viaggio un bus…
Mi perdo… Compro qualche vecchia foto e corro in strada…  L’affollata solitudine della città mi prende in consegna… Cammino svelto verso luoghi incerti…
“Signore, signore” una mano mi branca la spalla… “Signore ha dimenticato questo”… Lo sciamano di Istanbul mi rende il berretto… mi rende la vita… sorrido nel sole d’aprile…