Lungo e interessante intervento di Francesco Zizola.
Da ascoltare e riflettere da un fotogiornalista italiano che stimo e apprezzo anche se non sono sempre d’accordo con lui.
Francesco Zizola ama il suo lavoro di foto giornalista e si interroga sulla professione.
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Finalmente vede la luce il nuovo sito interamente dedicato ai corsi fotografia milano con una ricca selezione di corsi fotografici, workshop di fotografia, viaggi fotografici. Per il fotoamatore o per il professionista che vuole scoprire o padroneggiare tecniche fotografiche, software specifici o aspetti del business della fotografia.
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Spesso quando un giovane fotografo o un fotoamatore mi chiede di visionare il portfolio va a cadermi sulle foto del carnevale a Venezia o foto della Serenissima. Devo mettere in guardia chiunque Venezia è una delle città più difficili al mondo da fotografare. Solo se si è dei fotografi completi si può tentare di avere un approccio alla città. Altrimenti si scade nel banale nel già visto. Tenendo conto che molti grandi fotografi si sono confrontati negli anni con Venezia trovando sempre dei punti di vista inaspettati. Penso a Paolo Monti, Berengo Gardin, a Moreno Gentili alle cartoline di Roiter solo per citarne alcuni.
Venice Obscura – Images by Photo Agency
Ho avuto la fortuna di vivere per un po’ a Venezia ho potuto girarmela senza macchina fotografica poi ci lavoro e scatto qualche matrimonio ogni anno.
Quando attraverso le calli o mi muovo in vaporetto vedo fotografi che si tirano dietro cavalletti e zaini pesanti come macigni improvvisati fotografi che insegnano ad improbabili workshop a poveracci che si perdono la gioia e la poesia di una città bellissima e discreta. Si perché il cuore di Venezia non si mostra al fotografo inesperto, Venezia è ritrosa ti aspetta al varco pronto a farti cadere nelle sue trappole, nei suoi labirinti di immagini.

Quindi pensate prima di scattare e pensate se vi sentite abbastanza forti come fotografi per fare delle foto a Venezia.
Se poi pensate di fare un workshop fotografico a Venezia accertatevi che si tratti di un autore affermato, la maggior parte di questi workshop di fotografia sono dei bidoni assoluti. Insegnanti deboli che hanno bisogno di soggetti forti. Come Venezia e come il suo carnevale per togliervi dalle tasche un po’ di soldi e lasciarvi con l’amaro in bocca.
Qui se sei interessato a: fotografo matrimonio Venezia, wedding photographer Venice
Cosa: Le batterie delle fotocamere digitali non sono eterne
Come: Tutte le fotocamere di livello prosumer permettono di conoscerne la vita residua
Perchè: prima di un viaggio pesante meglio controllare
A gennaio mi aspetta la Dancalia, temperature estreme condizioni climatiche di grande caldo con sbalzi termici importanti e 6 giorni con grandi difficoltà di ricarica delle batterie. Ovviamente bisognerà stare attenti e ottimizzare il consumo evitando di utilizzare troppo il monitor. Prima di partire però è meglio conoscere lo stato di salute delle batterie che ci portiamo in viaggio.
Le batterie delle macchine fotografiche digitali sono assolutamente robuste e affidabili ma la loro vita non è illimitata, lentamente dopo 2 /300 cicli di ricariche perdono vita residua e possono causare dei problemi fino a quando ahimè non arriva la loro ora. Alte e basse temperature poi non fanno altro che aumentare la dispersione di energia quindi prima di partire per ogni viaggio e ad intervalli regolari io controllo lo stato delle batterie delle mie macchine fotografiche. Utilizzando tanto e a fondo la mia D3 e la mia D700 ed essendo abbastanza spesso in viaggio so che le batterie e la loro ricarica possono essere il punto debole di tutta la mia organizzazione.
Quindi per Nikon (per Canon mi dispiace dovrete guardare nel libretto delle istruzioni) Menu>Set up>Battery Info.
Io ho ovviamente più batterie (2 per la D3 e 5 per la D700) facendole girare ne allungo la vita media e mi assicuro di non rimanere in panne.
Come vedete qui sotto Nikon ha 4 gradi di durata delle batterie lo 0 rappresenta la completa integrità e il 4 il momento di pensionare la batteria.
Un ultimo consiglio utilizzate batterie originali o di costruttori super affidabili sbalzi di corrente possono danneggiare le macchine fotografiche e soprattutto le schede di memoria, inoltre batterie “esauste” renderanno la vostra attrezzatura inutile. Utilizzate i carica batterie originali.
Quest’anno il mio amico Massimo ha avuto il privilegio di trascinarsi la sua Canon 5D Mark II per 700 km di trekking e riuscire a scattare 4 foto in 30 giorni… Quando viaggiate in condizioni estreme (sopra i 3.500 metri con sbalzi di oltre 20 gradi e con temperature sotto 0° o sopra i 35° con pioggia e polvere) fotocamere tropicalizzate sono spesso indispensabili. Non bisogna dimenticare che questi gioielli iper tecnologici sono giganti dai piedi di argilla e dipendono dalle batterie e umidità elevate possono bloccare la vostra fotocamera.
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”E’ sempre stata mia convinzione che il vero artista, come il vero scienziato, sia un ricercatore che usa materiali e tecniche per scavare nella verità e nel significato del mondo in cui lui stesso vive; e che ciò che crea, o forse meglio, riporta alla luce siano i risultati oggettivi delle sue esplorazioni “ (Paul Strand – 1963)
Paul Strand è stato uno dei primi fotografi (negli anni sono diventati molti) ad affascinarmi. Prima però di iniziare a dissertare sulla sua poetica e sulla sua influenza sulla fotografia preferirei, come consuetudine, riassumere a sommi capi la sua bio.
Paul Strand Bio
1890 New York, 1976 Orgeval France
1907 studia con Lewis Hine e Alfred Stieglitz
1911-18 Lavora come fotografo professionista, sperimenta molto, si avvicina all’arte contemporanea
1916-17 Prima pubblicazione di un suo portfolio in Camera Work e prima mostra alla galleria “291″ nuova pubblicazione su Camera Work
1918-19 Lavora per l’esercito come tecnico dei raggi X
1920-21 Produce e gira “Manhatta” con Charles Sheeler
1922-32 lavora come cameraman, viaggia e fotografa in Messico, insegna fotografia e fa importanti mostre collettive e personali i afferma come un autore di fotografia contemporanea.
1932-42 Continua a fotografare a a filmare importanti collaborazioni con il governo messicano e americano sia come cineasta che fotografo. Prende corpo l’esperienza della Frontier Film.
1942-49 Continua la sua attività in ambo i campi le sue collaborazioni si moltiplicano diventa un punto di riferimento della cultura americana legata al cinema e alla fotografia di ricerca.
1950 E’ in Francia inizia le foto che daranno vita al libro “La Francia di profilo” la Francia diventa la sua seconda patria.
1952-53 “Un paese” fotografie di Luzzara con testi di Cesare Zavattini.
1954-1972 Viaggia e fotografa molto, vince importantissimi premi e le sue mostre girano nei musei più prestigiosi ritrae l’intelligentia francese. Cito solo alcuni paesi Ebridi, Egitto, Marocco, Ghana. Fra le mostre una collettiva del 1956 al Moma di New York cin Walker Evans, Alvarez Bravo e August Sander (scusate se è poco). Pubblicazioni con Aperture.
1973-75 Torna negli USA e prepara la retrospettiva al Moma viene operato di cataratta.
1976 E’ in Francia nella sua casa di Orgeval dove muore.
E’ facile capire perché Paul Strand è considerato un grande fotografo del 900. E’ persino difficile riassumere una biografia coincisa. Figura complessa e capace amava fotografare con la sue macchine a banco ottico di grande formato 5×7 e 8×10 aveva una forte visione della fotografia come strumento di indagine e “verità”. E’ il padre della “Straight Photography” quel movimento fotografico che vede nella fotografia un medium oggettivo e realistico che deve documentare il reale senza manipolazioni in risposta al movimento “Pittorialista“. Inutile dirvi che non sono d’accordo con la visione Strandiana di oggettività ma va a lui la grande capacità di interrogarsi sul mezzo la sua coerenza il suo lavoro immane come fotografo e regista. Una figura che va conosciuta e amata che ha influenzato e ancora influenza la fotografia contemporanea e che ha scritto delle pagine indelebili nella fotografia di ritratto.
Qui per approfondire: Paul Strand e Cesare Zavattini. Un paese , Paul Strand. Il mondo davanti alla mia porta
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Come fotografi siamo sempre alla ricerca di soluzioni economiche, sicure e veloci per lo storage delle immagini.
Come sapete già da qualche anno utilizzo una combinazione piuttosto rodata:
La prossima frontiera sono ovviamente gli HD a stato solido… Ma mentre non si sa ancora nulla dai signori della Drobo c’è una piccola società americana, la Wiebe Tech che produce sistemi RAID che ha annunciato la release di sistemi di storage basati su HD a stato solido.
Nell’attesa si iniziano a sentire i primi venti dello storage on line.
Come sapete scendono i prezzi e aumentano i GIGA, io personalmente utilizzo una soluzione integrata piuttosto complessa basata su PHOTOSHELTER, potete provarla e inoltre se utilizzate il link a fianco avrete uno sconto sul vostro account.
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Per saperne di più: Fotografi sulla fotografia, Photographer: An Independent Vision
, Changing New York
, Berenice Abbot su Wiki (in inglese)
Questo 9 dicembre Berenice Abbott avrebbe compiuto la bellezza di 102 anni, mi ha sempre colpito questa sua definizione del lavoro del fotografo (o dell’artista in generale) questa urgenza di fotografare non come esercizio di narcisismo solitario ma come testimonianza di futuro. Si perché la fotografia è un cortocircuito del tempo è questa la sua poetica bellezza. E’ passato, è testimonianza di un presente e presagio di futuro.

Abbott Barber School
La vita di Berenice Abbott è stata piena e ricca di commistioni artistiche che dalla scultura la hanno portata alla fotografia lungo le rotte del mondo con l’Europa alle spalle e l’America davanti. La storia della fotografia però non la ricorda solo per il suo lavoro (grande autrice e fotografa che ha saputo testimoniare New York dagli anni 30 in avanti) fotografico ma per averci restituito la memoria di uno dei grandi TITANI della fotografia Eugène Atget.

Abbott Rockefeller
Questa sua dedizione al suo lavoro ed ad un autore che rischiava di rimanere dimenticato la porta ad interrogarsi sulla fotografia, a riconoscere e a pensare all’atto fotografico come una azione consapevole e voluta volta a testimoniare il tempo. Quindi la visione del fotografo come INTERPRETE del reale non come mero registratore di quello che gli si para davanti.

Abbott Depeyster
Questo ci porta ad interrogarci sul perché fotografiamo, su quale significato hanno le nostre foto su cosa ci muove ci spinge.
Forse è ora di parlare meno di Megapixel, di Ram e di numeri f e di recuperare SIGNIFICATO.
Per saperne di più: Fotografi sulla fotografia, Photographer: An Independent Vision
, Changing New York
, Berenice Abbot su Wiki (in inglese)