Addis Abeba la grande capitale dell’Etiopia: luci ed ombre

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Addis Abeba (in Amarico = Nuovo Fiore)  è una capitale giovane. Nata nel  per volere di Menelik II e della regina Taitu nel 1886 ai piedi del monte Entoto già qualche anno dopo sembrava sull’orlo della scomparsa… Salvata dagli alberi di Eucalipto che con la loro crescita veloce riuscirono a fornire legna da ardere per riscaldare i suoi abitanti si è trasformata in pochi anni da villaggio che ospitava la corte etiope in una grande capitale africana.

Etiopia, Ethiopia, Addis Abeba

Ogni volta che arrivo ad Addis Abeba (in inglese Addis Ababa) la città è in fermento e tutta un fiorire di cantieri, frutto del nuovo faticoso corso industriale dell’Etiopia voluto dal presidente appena rieletto Meles Zenawi che ha identificato nello sviluppo di una industria del cemento uno dei capisaldi che potranno portare l’Etiopia ad essere una delle nazioni protagoniste dell’Africa del 2000.

Churchill Avenue è spesso bloccata nelle  ore di punta del mattino e della sera, sembra che i cinque milioni di abitanti di Addis Abeba si diano appuntamento qui due volte al giorno per rendere omaggio ai palazzi del potere, scintillanti protetti da vetrate a specchio, dal ronzio dell’aria condizionata e da centinaia di militari che bivaccano pigri nei giardini antistanti…
Si perché come ogni megalopoli africana che si rispetti anche Addis Abeba ha le sue due anime, le sue due velocità e suoi due mondi così vicini fisicamente che si toccano si strusciano e che convivono sotto il cielo dell’Africa ma che sono così distanti da non incontrarsi mai.

Etiopia, Ethiopia, Addis Abeba
Così di fianco al decrepito monumento del Derg ricordo degli orrori di un social marxismo comunismo frettoloso condito di violenze genocidi e deportazioni sonnecchia pigro l’edificio della Banca centrale dell’Etiopia, più in là il nuovo palazzo delle telecomunicazioni saluta quello vecchio addobbato di cartelli alla ricerca affannosa di nuovi affittuari. Infine Churchill Avenue si riversa in Gambia street salutando il fatiscente Ras Hotel e la chiesa cattolica del Santo Salvatore prima di spegnersi nel piazzale della stazione, dove la mitica ferrovia che porta a Gibuti giace bloccata ormai da troppi anni (funziona ormai solo il tratto Dire Dawa – Gibuti – 2010 ). Come ogni economia in sviluppo troppo veloce il treno cade presto in disuso in favore della ruota e dell’asfalto percorsi già visti in un passato non troppo lontano anche da noi…

Etiopia, Ethiopia, Addis Abeba

Etiopia, Ethiopia, Addis Abeba

In colonna BMW e Mercedes si mescolano alle immancabili Toyota ai camion ISUZU e a Taxi collettivi  con i loro autisti intenti a suonare il clacson e con i bigliettai che si sporgono urlando la destinazione nel tentativo di raccattare quanti più passeggeri possibili… Sul ciglio delle strade va in scena la vita quotidiana di quegli etiopi che attirati dalle sirene di Addis Abeba si sono trovati sradicati dai loro villaggi e bloccati in una vita che non è la loro in un continuo presente che li porta a soggiornare nelle aiuole della città.
In occasione delle grandi parate e delle visite dei capi di stato internazionali vengono sgombrati in maniera rude, poi ritornano perché in fondo il male certo è forse meglio di un mondo incerto che non vogliono percorrere.

Addis Abeba è anche le scuole con i bambini che corrono felici, i licei le università i grandi ospedali, gli alberghi fra i più lussuosi d’Africa, le ambasciate e i centri religiosi, i musei e il Merkato… La gente sorridente e accogliente, qualche furbetto lesto di mano…

Etiopia, Ethiopia, Addis Abeba

Etiopia, Ethiopia, Addis Abeba

L’unica cosa che sembra mancare in città sono i cinesi che invece abbondano in tutta l’Etiopia intenti a costruire gran parte delle infrastrutture di cui un paese in via di sviluppo ha bisogno in cambio di ricchi contratti di sfruttamento minerario.

Etiopia, Ethiopia, Addis Abeba

Etiopia, Ethiopia, Addis Abeba

Paradossalmente uno stato Africano in via di sviluppo con un governo stabile e intraprendete è un ottimo affare anche per le multinazionali straniere sempre pronte ad approfittare dei flussi di denaro della cooperazione internazionale e dalla Banca Mondiale e questo Meles Zenawi lo ha capito benissimo con il suo 98,5% di consenso popolare incassato a maggio 2010. Lo hanno capito da tempo anche aziende italiane attive in Etiopia da parecchi anni e impegnate nelle grandi opere.

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